Fondazione Argentina Altobelli
La Fondazione Argentina Altobelli è stata costituita, su mandato del comitato centrale della Uila, il 30 marzo 1994
Art.2 dello Statuto
La Fondazione non ha fine di lucro. Essa ha lo scopo di favorire e incrementare gli studi sul sindacalismo agricolo,
promuovendo e incoraggiando iniziative intese ad approfondire e diffondere la conoscenza storica, filosofica, economica
e sociale del movimento operaio e in particolare del sindacalismo bracciantile e contadino, nonché erogando borse di
studio a giovani che intendono dedicarsi all’approfondimento della storia del movimento sindacale…”
Perché una Fondazione
Testo tratto dalla prefazione del volume “Argentina Altobelli, un’eroina socialista” (Roma 1997)
«Molte sono le ragioni che hanno spinto il Comitato Centrale della Uila, a costituire, il 30 marzo 1994, la “
Fondazione Argentina Altobelli” e a dedicare a questa dirigente sindacale studi e ricerche.
La prima, e più importante, nasce dalla constatazione per cui, percorrendo a ritroso la nostra storia, la storia
del sindacalismo agricolo, laico e socialista, la figura di Argentina Altobelli spicca come una tra le più
prestigiose e, tra tutte, quella che per prima ha compreso i problemi economici e sociali dei lavoratori agricoli e che
prima ha intuito, e in parte significativamente realizzato, le conquiste che più hanno contribuito a tracciarne
le soluzioni.
La seconda, non meno decisiva, discende da una circostanza sorprendente e amara allo stesso tempo: Argentina Altobelli
è incredibilmente rimasta nell’ombra della storiografia ufficiale, pur essendo stata una protagonista
delle prime lotte sociali, una convinta sostenitrice dell’emancipazione femminile, tra i fondatori della
prima organizzazione sindacale agricola, della Cassa Nazionale Assicurazioni Sociali (che è poi diventata
l’Inps). Con Decreto Luogotenenziale del 19 giugno 1919 viene riconfermata a far parte del Consiglio Superiore
della Previdenza e delle assicurazioni in rappresentanza dei lavoratori agricoli, unitamente a Bruno Buozzi e
Ernesto Barengo.
Argentina Altobelli, una dirigente sindacale di primo piano, non ha avuto i riconoscimenti che ha così
ampiamente meritato soprattutto perché si è impegnata a favore di donne e di uomini, contadini,
mezzadri, braccianti tenuti ai margini della società, allora, e forse tuttora poco considerati anche nel
contesto della “lotta di classe”che cominciava a prendere forma in quegli anni.
è anche probabile che la “distrazione” degli storiografi “ufficiali” della sinistra
italiana sia stata e sia una sorta di vendetta politica contro il riformismo di Argentina Altobelli, che non
risparmiò certo critiche e polemiche agli errori e all’arroganza dei massimalisti che cominciavano
a egemonizzare il socialismo e il sindacalismo italiani.
Fin dal 1918, infatti, Argentina Altobelli contestò fermamente ai socialisti massimalisti (divenuti, di lì
a poco, i comunisti della scissione di Livorno), l’antica e pedissequa velleità di imitare la
allora recentissima rivoluzione Sovietica.
Si oppose, pertanto, all’espropio generalizzato e indiscriminato di terre da distribuire ai contadini,
proponendo invece che espropriate fossero le terre incolte, da mettere a frutto affidandole al lavoro collettivo
di braccianti e contadini.
I massimalisti reagirono tentando di mettere in dubbio le capacità organizzative di Argentina Altobelli e, quindi,
il suo titolo a dirigere la Federterra, arrendendosi soltanto all’evidente constatazione per cui, nel 1920,
la Federterra organizzava circa 900.000 dei 2.200.00 iscritti alla CGdL.
Ma, agli occhi dei massimalisti in procinto di divenire comunisti, Argentina Altobelli fu soprattutto colpevole di non
aver aderito all’ondata di scioperi politici, che nel “biennio rosso” 1919-1920, nell’illusione
di importare in Italia la allora neonata “Repubblica dei Soviet”, agitò l’industria
italiana, culminando nella “storica” (e sindacalmente perdente) occupazione della Fiat.
La cultura politica, condita di non poco settarismo, di chi all’epoca criticò e combatté il
riformismo di Argentina Altobelli ha ispirato e condizionato molta, troppa parte della storiografia
“ufficiale” del movimento operaio italiano.
Facendo ad Argentina Altobelli un “torto storico” cui la Fondazione Argentina Altobelli e la Uila, per
come possono, intendono riparare, recuperando agli studi e al dibattito sul sindacalismo agricolo, la storia, le idee,
le proposte, le battaglie e le sofferenze di una donna, dirigente sindacale e socialista riformista, quale fu
Argentina Altobelli.
La terza motivazione è legata al personaggio “Argentina Altobelli”, al suo entusiasmo, ancora
contagioso, nell’affrontare le traversie della vita, alla tenacia che le consentì di conseguire tanti
risultati positivi per i lavoratori.
Dalla sua biografia emerge non solo una grande sindacalista, ma anche un esempio di come l’impegno sindacale sia
stato vissuto senza nulla togliere al suo ruolo di donna, di moglie e di madre.
Argentina Altobelli intuì già all’inizio del secolo scorso due grandi verità, che solo a
distanza di molti decenni il movimento operaio avrebbe fatto proprie: innanzitutto che la sinistra politica e sindacale
non potevano avanzare sulla strada delle conquiste sociali e politiche se non fosse riuscita a coinvolgere anche le donne e
poi che le lotte sindacali non potevano essere fine a se stesse, ma dovevano essere strettamente collegate alla
realtà politica, sociale ed economica del momento.
È sorprendente trovare nei suoi scritti di inizio secolo la convinzione che il ruolo del sindacato, la
tutela positiva dei diritti dei lavoratori sia “un problema complesso che coinvolge moltissimi altri
problemi economici, politici, morali”. E che pertanto “il sindacato senza abbandonarsi alla
impulsività di scioperi improvvisi e tumultuosi … deve prima pazientemente discutere le condizioni
dell’industria e dell’agricoltura”.
Insomma incontrando sui libri Argentina Altobelli, apprezzando il suo modo di pensare e di fare il sindacato,
condividendo le sue scelte a favore di un sindacalismo laico e riformista, svolto solo nell’interesse dei
lavoratori ci è sembrato di incontrare … una di noi, una della Uila»...
Il Segretario Generale della UILA Il Presidente della Fondazione Argentina Altobelli
Stefano Mantegazza
Pierluigi Bertinelli