Dicembre 2025 – Bollettino Agricolo Uila
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Le voci dai campi parlano molte lingue
Che l’agricoltura italiana stia vivendo una profonda trasformazione è un’evidenza: la componente di manodopera internazionale (EE) cresce e assume un ruolo sempre più visibile, sebbene quella italiana (IT) rappresenti ancora la maggioranza dei lavoratori.
È un cambiamento solo numerico o anche qualitativo? È una semplice sostituzione di manodopera o un’evoluzione più complessa? Il lavoro agricolo sembra cambiare natura, orientandosi verso forme più stabili che integrano e superano la pura stagionalità.
La trasformazione è visibile anche nelle “geografie” del lavoro: la storica presenza comunitaria, principalmente rumena, si ridimensiona, mentre si consolidano e crescono nuovi flussi dall’Africa Centro Occidentale, dal Marocco e dall’India.
Emergono allora delle domande fondamentali per il futuro del settore: come è possibile governare questa evoluzione integrando molteplici identità? Come si può preservare, e anzi aumentare, la qualità del lavoro garantendo al contempo la competitività e la sostenibilità dell’intera filiera?

Lavoratori esteri: da supporto a pilastro

L’analisi dei dati sulla provenienza degli operai agricoli rivela una netta e profonda divergenza di tendenze, che sta ridisegnando la composizione della forza lavoro.
Si osserva una chiara tendenza in diminuzione per la componente nazionale: i lavoratori italiani (IT) mostrano un calo strutturale, con una flessione dell’11,6% rispetto ai dati del 2014. Questa dinamica di arretramento vede, al contrario, il netto e vigoroso aumento della presenza dei lavoratori EE. Questa categoria, che raggruppa tutti i lavoratori nati fuori dall’Italia, mostra, infatti, una crescita robusta e fondamentale per garantire le attività del settore, segnando un incremento del 17,9%.
Questi due andamenti opposti evidenziano, pertanto, una transizione strutturale in atto. Il settore agricolo è sempre più sostenuto dalla componente internazionale, la cui crescita sta compensando il declino numerico dei lavoratori italiani.
Questo significa che la manodopera nata all’estero non rappresenta più un semplice apporto aggiuntivo, ma è diventata un pilastro portante e insostituibile. Senza la crescita dei lavoratori esteri, il calo della componente italiana si tradurrebbe in una pesante contrazione della forza lavoro totale impiegata nel settore.
Operai: variazione percentuale per provenienza

Chi lavora nei campi? Crescita a trazione estera

Negli ultimi dieci anni, il volume complessivo di lavoro in agricoltura è aumentato in modo significativo, registrando un +16,5% del numero complessivo delle giornate lavorate in riferimento al 2014. Questo incremento, tuttavia, non è distribuito uniformemente, ma è il risultato di due dinamiche complementari e diametralmente opposte.
Da un lato, il monte giornate lavorate dalla componente italiana (IT) ha subito una lieve, ma costante, flessione, chiudendo il decennio con un -3,5%.
Dall’altro lato, si assiste a una vera e propria esplosione delle giornate lavorate dalla manodopera estera (EE), che segna una crescita straordinaria del +64,5%.
È quindi evidente che la componente estera, da sola, non solo ha interamente assorbito il calo italiano, ma ha contribuito, con il proprio lavoro, a rispondere in maniera efficace alla richiesta derivante dall’importante crescita del volume di lavoro del settore. Questo riequilibrio ha avuto un impatto profondo sulla composizione del lavoro: la quota di giornate coperte da lavoratori EE è passata dal 29,4% del 2014 al 41,5% del 2024, mentre quella italiana è scesa specularmente dal 70,6% al 58,5%. Il lavoro estero non è più, quindi, un semplice supporto, ma rappresenta una quota fondamentale e strutturale della produzione agricola nazionale.
Giornate: variazione percentuale per provenienza

Consolidamento: cresce l’impegno medio per tutti

I dati sulle giornate lavorate pro-capite rappresentano l’indicatore più fedele della profonda trasformazione qualitativa del lavoro agricolo della manodopera nata all’estero (EE).
Nel 2014, il divario nell’intensità di impiego era netto: un lavoratore italiano (IT) lavorava in media 21 giorni in più di un lavoratore nato all’estero. Quel divario si è progressivamente annullato, fino a raggiungere il medesimo valore nel 2023.
Per i lavoratori EE, si nota un’enorme divergenza tra la crescita del numero di operai (+17,9%) e l’esplosione del numero di giornate (+64,5%). Ciò potrebbe essere significativo nel rappresentare che il processo di stabilizzazione del lavoro agricolo coinvolge anche la componente internazionale.
Per i lavoratori Italiani, si osserva, invece, un calo progressivo del numero di operai (-11,6%), con una riduzione molto meno evidente delle giornate da loro prodotte (-3,5%). Ciò significa che anche per i lavoratori italiani prosegue il percorso di consolidamento annuo del loro lavoro nei campi.

Un lavoro agricolo meno precario a prescindere dalla provenienza?

Dall’analisi della distribuzione dei lavoratori per fasce di giornate lavorate emerge un cambiamento radicale nella forza lavoro nata all’estero, che, nel 2014, era caratterizzata da un impiego prevalentemente occasionale, con quasi la metà dei lavoratori (48,9%) con 50 giornate o meno all’anno. All’epoca, solo il 16,3% di loro superava le 150 giornate.
Dieci anni dopo, la quota di lavoratori EE nelle fasce basse è crollata al 33,7%, mentre sono saliti al 28,9% i lavoratori impiegati per oltre 150 giornate. Il dato più emblematico di questa tendenza è l’esplosione della fascia più alta, oltre 180 giornate, la cui quota è più che raddoppiata, passando dal 5,2% al 12,1% del totale dei lavoratori EE. Anche per i lavoratori italiani (IT) si registra una tendenza alla polarizzazione e una crescita della stabilità, con la fascia “> 180” che cresce dal 5,0% al 9,6%. Il confronto diretto nel 2024 è illuminante e
segna un sorpasso storico: la percentuale di lavoratori esteri nella fascia più precaria (fino a 10 giorni) è oggi inferiore a quella degli italiani (10,1% EE contro 12,2% IT). Viceversa, nella fascia più stabile in assoluto (oltre 180 giorni), la quota dei lavoratori esteri (12,1%) ha ormai superato quella dei colleghi italiani (9,6%).
Chiaramente, urge ricordare come le nostre analisi si basino sui dati degli Elenchi anagrafici e che, pertanto, non possano registrare quella parte di lavoratori agricoli esteri che, seppur entrati nel nostro Paese regolarmente, sono divenuti successivamente clandestini pur continuando spesso a lavorare nelle nostre campagne.
Fasce di giornate: andamento % per provenienza

Chi garantirà il ricambio generazionale?

L’analisi delle fasce di età evidenzia due profili demografici nettamente distinti tra la forza lavoro italiana e quella nata all’estero, rivelando un chiaro e progressivo invecchiamento della componente nazionale. Il dato più allarmante per i lavoratori italiani è il raddoppio della quota di “over 60”, che passa dall’8,1% del 2014 al 16,0% del 2024. Questo invecchiamento è accompagnato da un’erosione della fascia produttiva centrale (21-40 anni), scesa dal 36,7% al 31,7%. La componente internazionale presenta, al contrario, una struttura radicalmente diversa e più giovane. La fascia d’età 21-40 anni, pur flettendo leggermente rispetto al 2014 (dal 61,0% al 52,8%), rimane il blocco portante e rappresenta oltre la metà di tutti i lavoratori esteri. Nel 2024, la quota di giovani (21-40) risulta di oltre 20 punti percentuali superiore a quella degli italiani. Tuttavia, anche la forza lavoro estera sta invecchiando, sintomo, probabilmente, della sua progressiva integrazione nel Paese e nel settore. La quota di lavoratori EE nella fascia 41-60 è cresciuta (dal 33,0% al 38,8%) e, sebbene resti minima, anche la fascia “oltre 60” è quasi quadruplicata. Il confronto nel 2024 è netto: l’agricoltura italiana si regge su una componente nazionale che invecchia rapidamente e su una componente estera molto più giovane e che, molto probabilmente, ha nuovi bisogni e necessità, come sempre maggiori strumenti di integrazione (a partire dalla lingua) e di formazione professionale.
Fasce di Età: andamento % per provenienza

Il futuro è nell’integrazione

L’agricoltura italiana poggia ormai su due pilastri con dinamiche divergenti ma complementari: una componente nazionale in costante calo numerico e in progressivo invecchiamento, e una componente estera in aumento, che non è più accessoria o puramente stagionale, ma, al contrario, è diventata necessaria per fare efficacemente fronte all’aumento dei volumi di lavoro, e rispetto alla componente IT ha raggiunto la parità di giornate medie lavorate, ed è strutturalmente più giovane.
L’analisi regionale, infine, mostra che questa trasformazione non è omogenea, infatti, al Centro-Nord, la manodopera estera è già maggioritaria e strutturalmente indispensabile, arrivando a coprire oltre il 65% delle giornate lavorate in regioni chiave come il Piemonte e il Lazio; nel Mezzogiorno, invece, la presenza è minore (spesso sotto il 30%), ma la componente estera resta comunque fondamentale per specifici comparti.
Il futuro dell’agricoltura italiana e la sua capacità produttiva sono quindi indissolubilmente legati alla gestione e alla piena integrazione di questa forza lavoro ormai indispensabile, attraverso una programmazione strutturale delle politiche attive per il lavoro e per la formazione di competenze specifiche.
In questo senso, a fronte del quadro che abbiamo sinteticamente delineato, le parti sociali dovranno avviare un percorso che porti a un censimento dei bisogni di questa sempre più ampia componente del lavoro agricolo e condividere, attraverso la contrattazione nazionale, quella territoriale e più in generale la Bilateralità agricola, le tutele e le prestazioni necessarie a una piena ed efficace integrazione dei lavoratori esteri.
In questo numero
Le voci dai campi parlano molte lingue
Introduzione
I primi Paesi di provenienza degli OTD nati all’estero
Lavoratori esteri: da supporto a pilastro
Analisi del numero e delle variazioni degli OTD per provenienza
Chi lavora nei campi? Crescita a trazione estera
Analisi del numero e delle variazioni delle Giornate lavorate per provenienza
Consolidamento: cresce l’impegno medio per tutti
Analisi delle Giornate mediamente lavorate dagli OTD italiani e nati all’estero
Un lavoro agricolo meno precario a prescindere dalla provenienza?
Analisi ed evoluzione delle fasce di giornate lavorate dagli OTD in base alla loro provenienza
Chi garantirà il ricambio generazionale?
Analisi ed evoluzione dell’età degli OTD in base alla loro provenienza
Il futuro è nell’integrazione
Dati regionali sui lavoratori agricoli internazionali
Conclusioni
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