Bollettino Agricolo

Il mosaico dei campi

Luglio 2026 – Bollettino Agricolo Uila

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Il lavoro agricolo in Italia nel 2025

I macro territori dell’agricoltura italiana

Con questo numero del Bollettino Agricolo UILA si aggiorna il cammino iniziato nell’autunno scorso con l’analisi dei dati generali del 2024 e che oggi evolve offrendo la mappatura territoriale degli elenchi anagrafici INPS del 2025.
A livello nazionale, il settore manifesta una maturità complessa, sospesa tra una sostanziale stabilità del numero di operai (903.107 OTD totali, +0,5%) e un incremento significativo delle giornate lavorate complessive, che tocca il record di 91 milioni (+2,6%). Questo scarto spinge la media nazionale pro-capite per la prima volta sopra il tetto delle cento giornate annue (100,8 GG), suggerendo la presenza di un percorso di progressiva, seppur graduale, professionalizzazione e fidelizzazione della manodopera.

Tuttavia, sotto queste evidenze nazionali, si muovono forze e dinamiche che sarà utile analizzare attraverso il filtro di una suddivisione macroterritoriale così definita:

  • Nord-ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia);
  • Nord-est (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna);
  • Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio);
  • Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria);
  • Isole (Sicilia, Sardegna).

Questa scomposizione è utile per mappare in maniera più analitica le “tante Italie” dell’agricoltura, con bisogni e strutture del lavoro talvolta divergenti, e per superare l’inganno della media nazionale, comprendendo come i grandi fenomeni macroeconomici – come la crescita a trazione straniera (399.059 lavoratori EE, +5,7%), la persistente diminuzione della presenza femminile (283.984 operaie, -2,0%) e il progressivo invecchiamento della manodopera (over 60 a +4,9%) – si articolino sui contesti locali, determinando risposte sociali, barriere d’ingresso e necessità contrattuali distinte da territorio a territorio.

Operai da Nord a Sud: un andamento asimmetrico

L’analisi della serie storica degli operai agricoli a tempo determinato evidenzia una progressiva redistribuzione geografica del lavoro, specchio di un’agricoltura italiana che muta a velocità
differenti. Tra il 2017 e il 2025, il dato nazionale degli OTD registra una contrazione strutturale, scivolando da 958.759 a 903.107 unità (-5,8% complessivo). Tuttavia, questa contrazione non si riflette nel Paese in modo uniforme.

Il Mezzogiorno continentale perde oltre 62 mila braccianti, scendendo da 402.229 a 339.625 operai, riducendo la propria quota sul totale nazionale dal 42,0% al 37,6%. Una tendenza speculare si registra nelle Isole, che passano da 166.591 a 151.756 OTD (pari al 16,8% del totale nel 2025). Al contrario, le regioni settentrionali e centrali mostrano un forte dinamismo, incrementando sia i valori assoluti che il proprio peso specifico. Il Centro sale a 120.534 unità (13,3% del totale), mentre il Nord-Ovest compie il balzo più vigoroso arrivando da 80.159 a 92.027 operai (10,2%). Il Nord-Est, dopo una flessione nel quadriennio centrale, recupera fino a 199.165 unità (22,1%).

Gli indici di variazione con anno base 2017 (100%) confermano questo ribaltamento: mentre l’Italia flette al 94,20%, il Nord-Ovest galoppa al 114,81% e il Centro si attesta al 110,14%, a fronte di un Sud che arretra drasticamente all’84,44%.

Variazioni OTD sul 2017

Giornate lavorate: la migrazione dell’intensità lavorativa

Osservando la ripartizione tra i macroterritori delle giornate complessivamente lavorate dagli operai a tempo determinato, si evince una profonda ridefinizione degli equilibri geografici del lavoro agricolo dipendente.

Il Mezzogiorno (Sud e Isole), che mantiene, in termini assoluti, il numero delle giornate lavorate negli ultimi 8 anni (56,1% del totale), non ha partecipato alla crescita che si è verificata, nel medesimo arco di tempo, a livello nazionale.

Questo arretramento del quadro meridionale fa da contraltare all’avanzata delle regioni centrosettentrionali:
il Centro sale dall’11,9% al 14,4%, il Nord-Ovest passa dal 7,6% al 9,6% e il Nord-Est consolida la sua incidenza portandosi dal 18,8% al 19,9% del monte giornate complessivo.

Questo riallineamento delle quote è il risultato di variazioni percentuali annue marcatamente asimmetriche. A fronte di un dato nazionale che dal 2017 cresce costantemente fino al 110,1% nel 2025 (da 82,6 a 91,0 milioni di giornate totali), il Nord-Ovest sperimenta un’esplosione delle attività toccando un indice di variazione del 139,7% (pari a 8,7 milioni di giornate). Una spinta analoga investe il Centro, che balza al 133,3% (13,1 milioni), e il Nord-Est, che si attesta al 116,6% (18,1 milioni).

Variazione Giornate sul 2017

Giornate procapite: il consolidamento dell’impegno medio

La sequenza storica delle giornate mediamente lavorate da ciascun operaio nel corso dell’anno evidenzia un progressivo radicamento del lavoro agricolo. Tra il 2017 e il 2025, il dato nazionale compie una crescita costante, superando la soglia dei cento giorni e passando da 86,2 a 100,8 giornate medie. L’andamento di questo indicatore mostra come l’incremento della stabilità occupazionale stia interessando in modo omogeneo tutto il Paese, mantenendo però inalterate le storiche gerarchie territoriali. Nel 2025 le posizioni si mantengono identiche al 2017, sebbene parametrate su livelli più alti: le Isole restano prime salendo a 109,8 giornate procapite, seguite dal Centro a 108,7 e dal Sud a 101,2 giornate. Le regioni settentrionali,
registrando una crescita decisa, rimangono comunque sotto la media nazionale.

In termini di variazione numerica assoluta rispetto al 2017, l’aumento più consistente si registra al Centro, che aggiunge ben 18,9 giornate al proprio impegno medio. Molto vicine risultano le progressioni del Nord-Ovest, con un incremento netto di 16,9 giornate, e del Sud, che consolida la propria continuità con 15,7 giornate in più. Il Nord-Est cresce di 13,4 giornate complessive, mentre le Isole registrano l’incremento assoluto più contenuto, pari a 9,8 giornate annue.

La destrutturazione dell’occupazione femminile

L’evoluzione della presenza femminile tra gli OTD rivela un arretramento strutturale diffuso.

Il Sud, storicamente caratterizzato da una forte partecipazione di donne operaie, vede la quota rosa scivolare dal 45,0% del 2017 al 38,9% del 2025. Una tendenza al ribasso investe anche il Nord-Est, dove l’incidenza cala dal 34,8% al 32,1%, e il Centro, che scende dal 27,8% al 26,9%.

Nelle aree a tradizionale bassa presenza femminile lo squilibrio si acuisce ulteriormente: nel Nord-Ovest le donne passano dal 25,1% al 23,3%, mentre le Isole mostrano una parziale tenuta pur fermandosi a una quota esigua del 22,4% (era il 23,2% nel 2017).

Queste dinamiche si riflettono in variazioni poliennali che penalizzano duramente i bacini occupazionali storici. A fronte di una contrazione nazionale che, nel 2025, porta l’indice al 83,6% rispetto al 2017 – pari alla perdita complessiva di quasi 56 mila lavoratrici –, il Sud subisce un vero e proprio tracollo, precipitando al 73,1% della propria forza lavoro storica e scendendo a 132.274 operaie.

Le Isole si attestano all’87,7% (33.969 donne) e il Nord-Est cala al 91,7% (63.916 unità). In netta controtendenza rispetto al dato generale, delle variazioni positive in termini assoluti si registrano nel Centro e nel Nord-Ovest della penisola, che salgono simmetricamente al 106,6% della propria base 2017 (pari rispettivamente a 32.390 e 21.435 operaie), pur rimanendo confinati entro incidenze minoritarie sul totale dei lavoratori.

Il radicamento transnazionale diffuso

La metamorfosi demografica che sta attraversando le campagne italiane si riflette in modo dirompente sulla composizione interna dei mercati locali del lavoro.

Nel Nord-Ovest, gli operai di origine straniera rappresentano la maggioranza assoluta della forza lavoro, scalando dal 53,9% del 2017 al 57,7% del 2025. Una preminenza analoga si riscontra nel Centro, dove la quota balza dal 49,3% al 56,9%, e nel Nord-Est, che si attesta al 55,7% (era il 52,5%). Anche le aree storicamente ancorate alla manodopera autoctona mostrano un’accelerazione senza precedenti: nel Sud l’incidenza dei lavoratori esteri compie un balzo verticale dal 25,9% al 34,5%, mentre nelle Isole sale dal 21,5% al 32,4% del totale.

A fronte di una crescita nazionale che porta l’indice di lavoratori nati all’estero al 116,7% nel 2025, rispetto al 2017 – con la platea di operai EE che sale da 342.094 a 399.059 unità –, sono proprio i territori insulari e meridionali a registrare le spinte più vigorose.

Le Isole guidano l’avanzata con un indice che schizza al 137,5% (pari a 49.192 operai), seguite dal Centro al 127,3% (68.628 unità). Il Nord-Ovest tocca il 122,9% (53.056 lavoratori), mentre il Sud, che assorbe la quota assoluta più consistente del Mezzogiorno con 117.328 braccianti, si attesta al 112,8%. Chiude la progressione il Nord-Est, che consolida le sue posizioni al 105,4% (110.855 unità).

Il generale invecchiamento nei campi

I mutamenti demografici che colpiscono la base occupazionale evidenziando una crescita generalizzata della componente anagraficamente più matura lungo tutta la Penisola. Il Nord-Est si conferma l’area a maggiore presenza di lavoratori over 60, salendo dal 10,2% del 2017 al 13,7% del 2025. Nel Sud e nelle Isole si registra l’accelerazione più netta dell’incidenza interna, con le quote che passano rispettivamente dal 6,6% al 11,2% e dal 6,8% al 10,9%. Un andamento analogo caratterizza il Nord-Ovest, che tocca l’11,2% (era l’8,7%), mentre il Centro mostra una dinamica più contenuta pur consolidando la sua incidenza al 10,9% (dal 10,5% iniziale).

Questo inasprimento strutturale si traduce in variazioni poliennali rispetto al 2017 che evidenziano un netto incremento anche in termini assoluti di questa specifica fascia. A fronte di un dato nazionale che balza all’136,9% nel 2025 – portando il totale dei senior da 76.913 a ben 105.303 unità –, il Nord-Ovest e le Isole registrano un incremento speculare toccando un indice del 146,5% (pari a 10.274 operai nel primo caso e 16.556 nel secondo). Il Sud segue a brevissima distanza attestandosi al 142,1% dell’anno base, assorbendo la quota assoluta più consistente con 38.000 lavoratori.

Chiudono la serie storica il Nord-Est, che sale al 134,0% (27.342 anziani), e il Centro, che si ferma a un indice del 114,7% (13.131 unità), confermando un quadro rurale che fatica a rigenerare le proprie basi.

In questo numero

I macroterritori dell’agricoltura italiana
Introduzione metodologica e sintesi generale dei dati 2025

Operai da Nord a Sud: un andamento asimmetrico
Analisi storica della redistribuzione geografica del numero complessivo di OTD

Giornate lavorate: le migrazioni dell’intensità lavorativa
Analisi dell’evoluzione del monte giornate e delle variazioni macroterritori

Giornate procapite: il consolidamento dell’impegno medio
Analisi storico-geografica delle giornate mediamente lavorate per ciascun operaio

La destrutturazione dell’occupazione femminile
Analisi dell’evoluzione e del peso della forza lavoro femminile nei macroterritori

Il radicamento transnazionale diffuso
Analisi dell’incidenza della manodopera nata all’estero nei diversi contesti geografici

Il generale invecchiamento nei campi
Analisi dello sviluppo della coorte operaia over 60 nei diversi macroterritori

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