Dichiarazione della Segretaria generale Uila Enrica Mammucari
“L’introduzione di norme rigorose e di un severo sistema sanzionatorio contro il fenomeno del social washing all’interno della Direttiva europea anti greenwashing rappresenta un passo storico verso la trasparenza e la giustizia sociale. Da oggi, infatti, non solo non potranno più essere utilizzati claim ambientali generici e non verificabili attraverso metodi scientifici, ma i divieti e le sanzioni vengono per la prima volta estesi anche all’ambito sociale comprendendo qualità ed equità delle condizioni di lavoro, salari adeguati, protezione sociale, rispetto dei diritti umani, sicurezza dell’ambiente di lavoro e dialogo sociale. La transizione ecologica e la responsabilità sociale delle imprese non potranno più essere utilizzate come semplici slogan di facciata”.
Lo dichiara la segretaria generale Uila Enrica Mammucari commentando l’entrata in vigore delle norme previste nel Decreto legislativo 30/ 2026 che ha recepito in Italia la direttiva europea 2024/825 sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde.
“La Uila accoglie con profonda soddisfazione questo cambio di passo a livello europeo che conferma una battaglia che portiamo avanti da sempre per il riconoscimento della sostenibilità sociale al pari di quella ambientale: la sostenibilità nel suo complesso non può prescindere dalla tutela del lavoro dignitoso, dal rispetto della contrattazione collettiva, dalla sicurezza sul lavoro e dalla valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori che operano lungo tutta la filiera. Da oggi in poi chi dichiara di essere sostenibile dovrà dimostrarlo con dati certificati e standard rigorosi, rendicontando in modo trasparente dettagliato e verificabile i propri impatti anche in ambito sociale, sia rispetto alla forza lavoro interna sia lungo tutta la catena del valore, pena sanzioni economiche e reputazionali pesantissime. Il social washing” aggiunge la segretaria “è una frode non solo nei confronti dei consumatori, ma soprattutto a danno delle lavoratrici e dei lavoratori e di quelle tantissime aziende agricole oneste che rispettano i contratti e investono sulla qualità del lavoro. Non può esserci transizione verde senza giustizia sociale.”
“Queste misure contribuiranno a rafforzare il valore sociale ed etico del nostro agroalimentare facendo sì che dietro le certificazioni o i marchi non si possano più nascondere fenomeni inaccettabili come il caporalato, lo sfruttamento della manodopera nei campi, il dumping contrattuale o l’assenza di sicurezza.”
“Siamo convinti che il principio della tutela del lavoro e della sua tracciabilità debbano diventare un criterio strutturale delle politiche agricole, così come delle politiche commerciali e industriali europee e internazionali. Una battaglia che dobbiamo portare avanti con decisione anche nell’ambito della futura Politica Agricola Comune nella quale il principio della condizionalità sociale deve essere consolidato e ulteriormente rafforzato, affinché l’accesso alle risorse pubbliche europee sia sempre più legato al rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Le risorse comuni non possono sostenere chi non garantisce lavoro dignitoso, sicurezza e piena applicazione dei contratti” prosegue Mammucari. “Per questo la Uila il 3 Novembre scenderà in piazza a Bruxelles per difendere il criterio della condizionalità sociale, faticosamente raggiunto dopo anni anni di battaglie dal sindacato.”
“Sui temi della legalità e contro lo sfruttamento della manodopera continueremo ad essere in prima fila non solo in Europa, ma anche nel nostro Paese perché attendiamo da troppo tempo l’approvazione del decreto ministeriale per la Banca dati degli appalti, misura fortemente voluta dalla nostra organizzazione per garantire un mercato del lavoro più legale e trasparente.”
