Dichiarazione della Segretaria generale Uila Enrica Mammucari
“Il Vinitaly non è soltanto una vetrina commerciale di straordinaria importanza. È, prima di tutto, un luogo simbolico in cui si racconta l’identità profonda del nostro Paese, la sua capacità di trasformare storia, territorio, cultura e lavoro in eccellenza riconosciuta nel mondo. Quando parliamo di Made in Italy del vino, troppo spesso lo facciamo concentrandoci solo sul prodotto finale, sul marchio, sul posizionamento nei mercati internazionali. Ma il sistema Italia che difende e promuove l’eccellenza dei vini italiani – anche e soprattutto nell’export – è fatto prima di tutto dal contributo quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori della filiera agroalimentare.”
Così la segretaria generale Uila Enrica Mammucari che partecipa in questi giorni alla fiera vitivinicola in corso a Veronafiere.
“Le lavoratrici e i lavoratori della filiera vitivinicola sono i testimonial più credibili della qualità dei processi produttivi, dalla produzione primaria alla trasformazione, fino alla commercializzazione. Sono loro che garantiscono la cura delle vigne, la sicurezza alimentare delle cantine, il rispetto dei disciplinari, la tracciabilità delle produzioni e sono sempre loro che danno concretezza quotidiana alla promessa di qualità che il Made in Italy porta sui mercati internazionali. Dietro ogni bottiglia, dentro ogni calice c’è un patrimonio di professionalità, competenze, responsabilità e tanto impegno e fatica” aggiunge la segretaria “uomini e donne, italiani e di altri Paesi, che sanno tenere insieme tradizione e innovazione, conoscenza dei territori e nuove tecnologie, saperi antichi e processi produttivi moderni: un mondo del lavoro che non si improvvisa e che va riconosciuto, tutelato e valorizzato.”
“Per questo oggi sentiamo il bisogno di una nuova narrativa del Made in Italy, che non sia solo estetica o commerciale, ma che restituisca una impronta valoriale forte. Un racconto che dica con chiarezza che la qualità non è solo nel prodotto, ma nei processi, nelle condizioni di lavoro, nella dignità delle persone che rendono possibile il miracolo del Made in Italy. Noi crediamo che sia necessario ridisegnare il volto umano della produzione di qualità” prosegue Mammucari per poi aggiungere “rimettere al centro il lavoro vuol dire difendere il valore economico e sociale delle filiere, prevenire dumping, sfruttamento e concorrenza sleale, rafforzare la credibilità complessiva del nostro sistema produttivo”.
“Il vino italiano è un ambasciatore dell’Italia nel mondo e come ogni ambasciatore credibile deve portare con sé non solo un’eccellenza produttiva, ma anche un’idea di Paese: giusto, competente, responsabile che investe sulle persone e riconosce che senza lavoro di qualità non esiste Made in Italy di qualità. È questa la sfida che abbiamo davanti e che, come Uila vogliamo continuare a portare nel confronto con le imprese, le istituzioni e con tutti gli attori della filiera” conclude la segretaria generale Uila. “Perché difendere il vino italiano significa anche – e soprattutto – difendere il lavoro che lo rende grande.”
