Ottobre 2026 – Bollettino Agricolo Uila
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Percorsi per l’inclusione dei lavoratori stranieri
Comunità internazionali: dati, normative e proposte
A inizio 2026, i cittadini stranieri residenti in Italia ammontano a circa 5,56 milioni (il 9,4% della popolazione totale) . Sul fronte occupazionale, i lavoratori stranieri superano ampiamente i 2,5 milioni, rappresentando il 10,7% della forza lavoro complessiva.
Tale incidenza risulta marcatissima nel settore agricolo. Basti pensare che nel 2025, tra gli operai a tempo determinato (OTD), i nati all’estero erano il 44,2% degli addetti (399.059 su 903.107) e hanno svolto un numero di giornate corrispondente.
Data l’importanza del fenomeno, si è scelto di far partire l’analisi sulle cosiddette “comunità coese”, ossia quei nuclei di OTD nati nella stessa Nazione estera, che risultano residenti nello stesso comune e che, quindi, potrebbero abitare in aree civiche contigue. Ovviamente, alla presenza di un OTD consegue spesso quella di familiari (figli, coniugi, compagni ecc.) o di occupati in altri settori, che può accrescere notevolmente la consistenza della comunità.
Verrà presentata una tabella esemplificativa con la ripartizione territoriale delle comunità coese sopra la soglia dei 300 OTD, seguita da una specifica sulla consistenza e sul Paese di origine. Si prevede di tornare prossimamente sul tema, fornendo una mappatura delle comunità composte da un numero di OTD inferiore e superiore a 300. In ogni caso, è già possibile effettuare autonomamente ulteriori e specifiche indagini sfruttando il sistema di interfaccia del lavoro agricolo, facilmente accessibile dall’area riservata del sito Uila
Nazionale.
In questo bollettino si parlerà anche della normativa e delle pratiche che sottendono all’ingresso e alla permanenza degli stranieri in Italia, affrontando il tema centrale dell’importanza della lingua nel processo di inclusione. Verrà inoltre illustrate le attività realizzate da una struttura territoriale della Uila. Si condivideranno, infine, le idee e le possibili proposte per agevolare il processo di inclusione e di emancipazione dei lavoratori appartenenti a comunità internazionali su cui la Uila ha già incominciato a lavorare.
Comunità coese: esempi di radicamento territoriale

Dettaglio delle comunità coese per regione e provincia
Abruzzo – L’Aquila: Avezzano, Marocco (556); Celano, Marocco (352); Luco Dei Marsi, Marocco
(519); Trasacco, Marocco (405)
Basilicata – Matera: Policoro, Albania (359), Romania (328)
Calabria – Catanzaro: Lamezia Terme, Bangladesh (309) – Cosenza: Corigliano-Rossano,
Germania (366), Marocco (417), Pakistan (435), Romania (1608)
Campania – Caserta: Mondragone, Bulgaria (357); Sparanise, Albania (317) – Salerno:
Battipaglia, India (404), Marocco (667); Capaccio Paestum, India (345); Eboli, Marocco (1328),
Romania (321); Pontecagnano Faiano, Marocco (445); Sarno, Marocco (311)
Emilia-Romagna – Bologna: Imola, Romania (301) – Ferrara: Portomaggiore, Pakistan (555);
Tresignana, Romania (394) – Forlì Cesena: Cesena, Marocco (300) – Ravenna: Faenza, Albania
(809), Senegal (476); Ravenna, Senegal (353)
Friuli – Venezia Giulia – Pordenone: San Giorgio Della, Romania (415)
Lazio – Latina: Aprilia, India (566); Cisterna Di Latina, India (442); Fondi, India (2257); Latina,
Bangladesh (306), India (1229); Pontinia, India (1322); Sabaudia, India (1366); San Felice
Circeo, India (794); Sezze, India (357), Romania (366); Terracina, Bangladesh (867), India
(1991) – Roma: Anzio, India (509); Roma, Bangladesh (310)
Liguria – Savona: Albenga, Marocco (497)
Puglia – Bari: Bari, Bangladesh (310); Noicattaro, Albania (691); Rutigliano, Albania (658);
Santeramo In Colle, Albania (336) – Barletta-Andria-Trani: Andria, Romania (372) – Brindisi:
Fasano, Albania (537) – Foggia: Apricena, Marocco (428); Cerignola, Bulgaria (339), Romania
(645); Foggia, Gambia (475), Mali (677), Marocco (885), Senegal (762); Manfredonia, Bulgaria
(335); Stornara, Bulgaria (372); Stornarella, Romania (310); Torremaggiore, Marocco (418);
Zapponeta, Marocco (493) – Lecce: Lecce, India (415) – Taranto: Ginosa, Marocco (329),
Romania (382); Massafra, Romania (347); Taranto, Bangladesh (416), Nigeria (332)
Sicilia – Agrigento: Canicattì, Romania (589) – Caltanissetta: Caltanissetta, Bangladesh
(424) – Ragusa: Acate, Romania (448), Tunisia (829); Comiso, Tunisia (904); Ispica, Tunisia
(576); Ragusa, Albania (477), Tunisia (1116); Santa Croce Camerina, Albania (317), Tunisia
(919); Scicli, Albania (684), Tunisia (621); Vittoria, Albania (686), Bangladesh (773), India (487),
Marocco (446), Romania (766), Tunisia (3086) – Siracusa: Pachino, Tunisia (765) – Trapani:
Campobello Di Mazara, Tunisia (402); Marsala, Tunisia (720)
Trentino – Alto Adige – Bolzano: Castelbello-Ciardes, Romania (379); Laces, Romania (665);
Lasa, Romania (793), Slovacchia (311); Naturno, Romania (335); Silandro, Romania (650) –
Trento: Novella, Romania (804); Predaia, Romania (763); Trento, Marocco (431); Ville D’Anaunia,
Romania (680)
Veneto – Rovigo: Adria, Marocco (464); Porto Viro, Marocco (399) – Venezia: Cavarzere,
Marocco (365) – Verona: Gazzo Veronese, India (648); Isola Della Scala, India (404); Legnago,
Marocco (380); Verona, India (561)
Le norme dell’inclusione
L’ingresso e la permanenza in Italia di cittadini provenienti da Paesi terzi (non appartenenti all’Unione Europea) sono disciplinati dal Testo Unico sull’Immigrazione (TUI – D.Lgs. 286/1998). L’ingresso per motivi di lavoro è subordinato al rilascio di un visto d’ingresso da parte delle Ambasciate o dei Consolati italiani all’estero.
All’arrivo in Italia, per i soggiorni di lunga durata o per motivi di lavoro, il cittadino straniero deve richiedere il permesso di soggiorno, titolo che consente la permanenza sul territorio nazionale e l’esercizio delle attività inerenti al motivo del rilascio (art. 5 TUI).
Data la complessità dell’argomento in questo spazio si tratterà solo il caso di un soggetto che venga in Italia per motivi di lavoro stagionale in agricoltura (ogni tipo di permesso di soggiorno prevede specifici requisiti, documenti e costi).
In conformità alla disciplina del Decreto Flussi, la richiesta di Nulla Osta al lavoro viene presentata telematicamente allo Sportello Unico per l’Immigrazione (SUI) dal datore di lavoro, dalle organizzazioni datoriali o dagli intermediari abilitati. Emesso il Nulla Osta e ottenuto il visto consolare, il lavoratore fa ingresso in Italia, dove datore e lavoratore formalizzano la sottoscrizione del Contratto di Soggiorno entro 15 giorni dall’arrivo per consentire la richiesta del Permesso di Soggiorno. La mancata conclusione del contratto e la conseguente assenza del titolo di soggiorno determinano l’impossibilità di permanere regolarmente sul territorio nazionale, comportando l’obbligo di rientro nel Paese d’origine.
Il permesso per lavoro stagionale ha una durata corrispondente a quella del contratto lavorativo, fino a un massimo di 9 mesi, ma può essere convertito in permesso di soggiorno per lavoro subordinato (Art. 24 TUI) solo dopo aver svolto regolare attività lavorativa stagionale sul territorio nazionale per almeno 3 mesi e a fronte di una nuova offerta contrattuale a tempo determinato o indeterminato. Ai lavoratori agricoli non si richiedono 90 giornate effettivamente lavorate, ma 39 giornate, coperte da contribuzione nell’arco di tre mesi lavorativi, con una media di almeno 13 giornate mensili (circolare interministeriale prot. n. 5969 del 27 ottobre 2023).
La domanda di conversione si invia telematicamente al SUI, anche tramite patronato, unitamente a: marca da bollo da € 16,00, copia del passaporto e del permesso stagionale, documenti di lavoro e contributi INPS attestanti l’attività svolta, nuova proposta contrattuale e idoneità alloggiativa. Concluso l’iter, va spedito il kit postale (pagando un bollettino da € 70,46 per durate fino a 1 anno o € 80,46 oltre l’anno). Il nuovo permesso ha una durata massima di 1 anno per contratti a tempo determinato e di 2 anni a tempo indeterminato.
Il Dl 145 del 2024, su richiesta delle organizzazioni sindacali, ha abolito il tetto di quote di conversione dei permessi di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato. A oggi la Uila continua a sostenere la necessità di concedere un permesso di soggiorno per attesa occupazione a tutti coloro che sono entrati in Italia regolarmente prima del DL 145 e che non sono rientrati nelle quote di conversione, previste dalla precedente normativa.
L’importanza della lingua
La padronanza linguistica è il cardine della partecipazione democratica attiva, offrendo gli strumenti essenziali per esercitare i propri diritti in ogni ambito: dai rapporti con la pubblica amministrazione e i servizi sociosanitari, all’accesso all’istruzione e alla cultura. È fonte di autodeterminazione poiché consente di esprimere il proprio pensiero e di intrecciare relazioni paritarie, preservando la propria identità all’interno del tessuto sociale comune.
Nell’ordinamento giuridico italiano la competenza linguistica costituisce un preciso requisito normativo, scandendo le tappe per la stabilizzazione sul territorio e l’inserimento civico:
Permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (TUI, art. 9): è a tempo indeterminato, cioè non scade, anche se il supporto materiale (tessera) va rinnovato ogni 10 anni per aggiornare fotografia e dati anagrafici, senza dover ridimostrare i requisiti originari.
Può essere richiesto dopo almeno 5 anni di soggiorno legale e continuativo in Italia con un permesso valido (al netto dei periodi di lavoro stagionale). È necessario dimostrare un reddito minimo annuo pari o superiore all’assegno sociale, la disponibilità di un alloggio idoneo e il superamento del test di conoscenza della lingua italiana di livello A2.
Cittadinanza italiana per residenza (Legge 91/1992, art. 9): per i cittadini non comunitari, la concessione della cittadinanza richiede 10 anni di residenza continuativa sul territorio nazionale. La domanda si presenta telematicamente al Ministero dell’Interno e richiede un reddito congruo e regolare negli ultimi tre anni, l’assenza di precedenti penali o motivi ostativi per la sicurezza dello Stato, e la certificazione di conoscenza della lingua italiana di livello B1.

Radici di comunità: l’esempio della Lega di Viterbo
L’esperienza della Lega UILA Intercomunale di Viterbo testimonia come, anche per quanto riguarda i lavoratori internazionali, la tutela sindacale si costruisca partendo da una meticolosa analisi del contesto territoriale.
Il punto di partenza di questa indagine è stato lo studio analitico del mercato del lavoro agricolo, avviato dai dati sugli Operai a Tempo Determinato (OTD) forniti a livello nazionale dalla UILA, per conoscere la consistenza del mondo bracciantile, i volumi delle giornate e la composizione per provenienza dei lavoratori.
Questa prima ricognizione è stata poi integrata con le registrazioni ufficiali della Camera di Commercio rispetto alle imprese attive, la consistenza degli organici e la concentrazione produttiva aziendale. Il quadro si è infine completato attraverso la consultazione di portali dedicati ai flussi migratori, dei PTOF scolastici utili a verificare il radicamento dei nuclei familiari, dei registri catastali e di studi socio-antropologici sui quartieri urbani, connettendo l’evidenza numerica alla vita reale delle comunità.
La chiave di volta, a Viterbo, è stata la costruzione e il mantenimento di una rete funzionale di relazioni, allacciando rapporti stabili con istituzioni locali, atenei, realtà sociali e luoghi di aggregazione (frequentando direttamente luoghi di culto e comunità). Da questo tessuto di alleanze è nata la sinergia strategica con l’IRASE (l’ente di formazione della UIL Scuola), grazie al quale si è data legittimità istituzionale ai progetti formativi e si è aperto un canale preferenziale che ha portato alla convenzione con il CPIA.
Contestualmente, la sede è diventata una struttura accogliente e ricettiva, attenta ai bisogni reali delle persone e delle famiglie, in cui la socialità si salda alla tutela contrattuale, all’accesso alla bilateralità e alle pratiche per la disoccupazione agricola. È stata così allestita un’area bimbi con libri e giochi per favorire la partecipazione delle donne, integrando l’attività con ulteriori iniziative aggregative come la squadra di calcio ASFA UILA.
Un elemento cardine di questo percorso sono i corsi di lingua italiana, organizzati direttamente nella sede sindacale. I cicli formativi riguardano 60 ore complessive, suddivise in lezioni tardo-pomeridiane, per consentire la presenza di chi lavora dai campi. Le aule, limitate a circa 20 partecipanti per preservare l’efficacia didattica, sono affidate a docenti competenti individuate tramite IRASE. Al termine del percorso, la convenzione permette ai lavoratori selezionati di accedere al CPIA con un monte ore ridotto (120 ore anziché 180) o di essere iscritti direttamente all’esame per il conseguimento del livello A2, supportandoli nell’iscrizione telematica e agevolando le convocazioni prefettizie.
Riflessioni per una bilateralità territoriale più inclusiva
Gli Enti Bilaterali Agricoli Territoriali (EBAT) rappresentano uno spazio negoziale di eccellenza per la tutela e la promozione dei diritti delle persone e, in termini più pratici, per favorire l’integrazione civile e sociale, combattendo ogni forma di violenza, discriminazione e razzismo. La prossima apertura delle trattative per i CPL deve rappresentare l’occasione per consolidare un percorso di confronto volto a promuovere un avanzamento delle prestazioni bilaterali in tema di inclusione dei lavoratori nati all’estero. Di seguito si riportano perciò alcune riflessioni iniziali che potranno avere il loro sviluppo nella formulazione delle linee guida per la contrattazione territoriale.
Bando EBAT per corsi di lingua: gli enti bilaterali territoriali potrebbero stanziare dei finanziamenti strutturali per la realizzazione di percorsi di alfabetizzazione alla lingua italiana gestiti e realizzati dalle tre organizzazioni sindacali di categoria. Si tratta di un’attività strategica per elevare il livello professionale e culturale delle lavoratrici e dei lavoratori. In questo modo l’insegnamento dell’italiano può unirsi a un’indispensabile formazione sui diritti contrattuali e sindacali.
Istituzione di un Mediatore Culturale di riferimento: per contrastare l’isolamento dei lavoratori stranieri, potrebbe essere opportuna l’introduzione di figure di supporto, finanziate dall’EBAT, capaci di rappresentare un ponte culturale e sociale tra le istanze dei lavoratori nati all’estero, le aziende, le istituzioni territoriali e le sedi sindacali, su temi fondamentali come la salute e sicurezza, i diritti e le tutele.
Copertura economica degli esami di lingua: Il conseguimento del livello linguistico B1 è il requisito fondamentale per l’ottenimento della cittadinanza, ma trattandosi di una certificazione universitaria, l’esame relativo prevede il pagamento di una tassa che potrebbe incidere sui bilanci familiari degli operai agricoli. Tra le misure legate alla bilateralità, si potrebbe allora pensare a un rimborso (per esempio, fino a una richiesta all’anno per lavoratore o familiare), contribuendo a consolidare gli EBAT come strumenti di integrazione.
Sicurezza sul lavoro in lingua: la tutela della salute non può ammettere compromessi né barriere linguistiche. Costituisce un’ottima materia di confronto, allora, la possibilità che l’EBAT promuova momenti informativi e formativi sulla sicurezza nella lingua d’origine dei lavoratori.
Sistemi di traduzione simultanea: si propone che l’EBAT finanzi e metta a disposizione delle organizzazioni sindacali, per favorire l’attività informativa e di tutela sindacale dei lavoratori nati all’estero.
Multilinguismo per materiali EBAT: Il diritto alle prestazioni contrattuali e sanitarie decade se il lavoratore non ne è informato; perciò sarebbe fondamentale che gli EBAT realizzassero brochure informative sulle loro prestazioni anche nelle diverse lingue delle comunità internazionali presenti sul territorio.
In questo numero
Comunità internazionali: dati, normative e proposte
Introduzione metodologica e quadro analitico dell’indagine
Comunità coese: esempi di radicamento territoriale
Mappatura regionale e provinciale delle aggregazioni di OTD di provenienza estera
Dettaglio delle comunità coese per regione e provincia
Ricognizione degli insediamenti per nazionalità di origine e consistenza dei lavoratori
Giornate procapite: il consolidamento dell’impegno medio
Analisi storico-geografica delle giornate mediamente lavorate per ciascun operaio
Le norme dell’inclusione
Requisiti di ingresso e di permanenza per i lavoratori di provenienza estera
L’importanza della lingua
L’Italiano per l’emancipazione, l’autodeterminazione e l’integrazione
Radici di comunità: l’esempio della Lega di Viterbo
Buone pratiche di prossimità sindacale tra analisi del territorio e formazione
Riflessioni per una bilateralità territoriale più inclusiva
Linee di indirizzo contrattuali e strumenti per la mediazione culturale
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