Comunicati Uila

Cucina italiana Patrimonio dell’Unesco, c’è anche il lavoro!

Dichiarazione della Segretaria generale della Uila-Uil Enrica Mammucari

“Siamo orgogliosi del significativo riconoscimento internazionale conquistato dalla cucina italiana perché il suo valore è frutto anche dell’impegno quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori della nostra filiera agroalimentare. Sono loro i protagonisti della qualità delle nostre produzioni, che non sono solo cibo ma anche cultura, storia, tradizioni, tutela ambientale e che rappresentano un grande valore economico per il nostro Paese!”.

Così la segretaria generale della Uila-Uil Enrica Mammucari commenta la decisione dell’agenzia Onu per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco), di riconoscere la Cucina italiana, prima nel Mondo, tra i patrimoni culturali immateriali dell’umanità.
“La buona occupazione e il giusto riconoscimento delle professionalità nel settore agroalimentare devono essere sempre al centro del Sistema Italia che deve eliminare le contraddizioni, quali lo sfruttamento delle persone e la mortificazione dei diritti del lavoro, che rendono il cibo tossico. Promuovere nel Mondo un Made in Italy che abbia il sapore dei diritti del lavoro significa anche fare educazione alimentare e, quindi, favorire un consumo responsabile” dichiara Mammucari. “Per questo condivideremo sempre ogni iniziativa politica in Europa per rivendicare il principio di reciprocità negli accordi commerciali di libero scambio, a partire da quello con il Mercosur, affinché siano sempre assicurate medesime regole in tema di diritti sociali, vincoli ambientali e tutela della salute. Siamo convinti che l’Italia, storica culla del Diritto, debba agire costantemente in Europa e nel mondo come ambasciatrice di una giustizia sociale sul cibo che è principio fondante della democrazia e della sovranità alimentare”.
“Sul piano nazionale” prosegue Mammucari “è ora urgente proseguire il confronto con il Governo per dare una piena ed efficace applicazione a tutta la legislazione anti caporalato, non solo sul versante repressivo ma anche in tema di prevenzione, politiche attive del lavoro, immigrazione. Il Sistema Italia, Parti sociali e Istituzioni, deve contribuire a rendere attrattivo il lavoro nelle nostre filiere, per assicurare manodopera stabile, qualificata e rispettata, perché senza lavoratrici e lavoratori in futuro sarà difficile ottenere riconoscimenti e primati internazionali”.

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