Comunicati Uila

Lavoro forzato: bene nuove linee guida Ue. Ora rafforzare la condizionalità sociale nella Pac e negli accordi commerciali

Dichiarazione della Segretaria generale della Uila-Uil Enrica Mammucari

“La pubblicazione delle linee guida europee sui prodotti ottenuti mediante lavoro forzato, così come definito nella Convenzione C 29 dell’Organizzazione internazionale del lavoro,  rappresenta una buona notizia e va nella direzione che la Uila sostiene da anni: introdurre e rafforzare una vera condizionalità sociale nelle politiche commerciali e negli accordi internazionali, affinché il rispetto dei diritti dei lavoratori diventi una condizione essenziale per l’accesso ai mercati e la libera circolazione delle merci”.

Lo dichiara Enrica Mammucari, segretaria generale della Uila-Uil, in merito alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea delle linee guida per l’applicazione del regolamento Ue 2024/3015 che riguarda tutti i prodotti, compresi agricoli, minerali e materie prime, senza distinzione di origine, settore o tipologia.

“È particolarmente significativo che le nuove linee guida pongano al centro la responsabilità delle imprese lungo l’intera catena del valore, richiedendo un controllo effettivo delle condizioni di lavoro non solo presso i fornitori diretti ma lungo tutta la filiera produttiva e distributiva, tanto per le produzioni realizzate all’interno dell’Ue quanto per quelle provenienti dai mercati internazionali”. “È lo stesso principio di reciprocità che la Uila rivendica da tempo: chi vuole esportare nel mercato europeo deve rispettare standard sociali, ambientali e del lavoro equivalenti a quelli richiesti ai produttori e alle imprese europee: non può esserci concorrenza corretta tra imprese se non si applicano le stesse regole sul lavoro, sulla sicurezza, sulla legalità e sulla dignità delle persone. Da tempo”, aggiunge la segretaria, “denunciamo come la competizione globale sia stata troppo spesso alimentata da fenomeni di sfruttamento del lavoro, compressione dei diritti, dumping sociale e concorrenza sleale. Al contrario chi rispetta i contratti e investe nel lavoro di qualità non può essere penalizzato rispetto a chi costruisce i propri vantaggi competitivi sul mancato rispetto dei diritti fondamentali.”

“Per questo consideriamo il regolamento europeo un passo importante verso una maggiore coerenza tra politiche commerciali e sociali. Solo rafforzando la condizionalità sociale negli accordi commerciali, nelle relazioni economiche internazionali e nelle filiere produttive sarà possibile contrastare efficacemente il dumping sociale, promuovere una concorrenza leale e tutelare le imprese che operano nel rispetto delle regole. È proprio l’Europa che può e deve affermare un modello di sviluppo nel quale la qualità del lavoro, la legalità e il rispetto dei diritti umani rappresentino condizioni imprescindibili per accedere al mercato e partecipare agli scambi commerciali. La sfida che abbiamo davanti è impedire che la competizione globale continui a giocarsi sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori”.

“In questo quadro, la scelta compiuta dall’Unione europea rafforza una battaglia che la Uila sta portando avanti, con grande determinazione, anche nell’ambito della futura Politica Agricola Comune nella quale siamo convinti che il principio della condizionalità sociale debba essere consolidato e ulteriormente rafforzato, affinché l’accesso alle risorse pubbliche europee sia sempre più legato al rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Le risorse comuni non possono sostenere chi non garantisce lavoro dignitoso, sicurezza e piena applicazione dei contratti.

“La tutela del lavoro deve diventare un criterio strutturale delle politiche agricole, così come delle politiche commerciali e industriali europee. Per questo la Uila continuerà a battersi affinché il principio della reciprocità accompagni quello della condizionalità sociale: le stesse regole, gli stessi diritti e gli stessi doveri per tutti coloro che producono e commerciano nel mercato europeo e in quello internazionale! Solo così” conclude la segretaria generale “sarà possibile costruire filiere agroalimentari più giuste, combattere ogni forma di sfruttamento, contrastare la concorrenza sleale e affermare una competitività fondata sulla qualità, sulla legalità e sul valore del lavoro.”

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